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Redazione
   
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Impiegati più produttivi con Facebook
Libertà di navigazione è uno stimolo

Bloccare l’accesso dei propri dipendenti a Facebook e a tutti quei network e siti che permettono di “staccare la spina” per qualche minuto è controproducente. Non lo dicono gli impiegati, magari adirati con il proprio datore di lavoro, ma alcuni ricercatori dell’Università di Melbourne, che di recente hanno realizzato uno studio approfondito su quello che per alcune aziende risultava essere un problema difficilmente gestibile. I lavoratori che hanno la possibilità di navigare anche per fini personali, infatti, risultano più inclini a portare a termine, e nel migliore dei modi, quel che un capo chiede loro di fare. Gli impiegati che dal proprio posto di lavoro hanno l’opportunità di navigare liberamente su Internet sono, sempre secondo lo studio, quelli che vanno meglio e si distinguono per la produttività.

Navigare in libertà aiuta a produrre di più - La navigazione “senza catene alla caviglia”, spiegano gli autori della ricerca che hanno analizzato il comportamento di 300 lavoratori, è utile a mantenere la concentrazione. Il principio è lo stesso usato dai professori a suola. Martoriare gli studenti ininterrottamente non serve proprio a nulla. Per ottenere dei risultati e godere sempre di un buon livello di attenzione, servono dei break. I lavoratori hanno di fatto bisogno di alternare fasi di concentrazione a brevi intervalli.

I risultati ottenuti nei test parlano chiaro - Chi occupa parte del tempo anche su siti come YouTube o Facebook, risulta in grado di smaltire quotidianamente un abbondante 9% in più di lavoro. Lo studio smentisce di fatto quanto asserito da alcuni dirigenti d'impresa, convinti che costringere i propri subalterni a stare con la testa china per otto ore consecutive sia un modo intelligente per ottenere di più.

Anche i lavoratori non esagerino: si usi il buon senso - Per incrementare la produzione, sottolineano invece gli esperti australiani, aziende dovrebbero incentivare le pause “volontarie”. Le interruzioni intenzionali, al contrario di quelle prefissate dai regolamenti interni delle singole aziende, facilitano la “performance” per un periodo più ampio di tempo. Naturalmente, hanno precisato i ricercatori, non si deve esagerare. Il risultato dello studio non intende legittimare gli scansafatiche. Il tempo da trascorrere liberamente sui siti di intrattenimento non dovrebbe superare la quinta parte dell’orario di lavoro.


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